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Omicidio in diretta
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Omicidio in diretta: tre agenti uccidono un ragazzo afroamericano

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Tre guardie penitenziare degli Stati Uniti, sono sotto processo per la morte di un giovane afroamericano di 21 anni, con l’accusa di omicidio involontario. Il video, molto forte, è stato presentato questa settimana come prova nel processo, dove è possibile vedere la spietata violenza degli agenti contro il giovane ragazzo accusato di violenza domestica.

Niente può giustificare un atto del genere, di pura violenza, in cui sono responsabili uomini che dovrebbero garantire l’ordine. In tutto il mondo sono state diffuse queste terribili immagini di un uomo afroamericano che cerca disperatamente si salvarsi dalle guardie carcerarie. L’episodio, è avvenuto nella prigione della città di Savannah, in Georgia. Mathew Ajibade, 21 anni, è stato trovato morto legato ad una sedia poco dopo questa incomprensibile furia omicida.

L’omicidio in diretta

Nel video è possibile vedere come il ragazzo, accusato di violenza domestica, sta discutendo con gli agenti prima che si scateni in maniera eccessiva e ingiutificata, la smoderata violenza contro di lui. Si vede dalle immagini, come gli agenti sparano al ragazzo con un teaser, un’arma in teoria non letale che colpisce il bersaglio con una scarica elettrica al fine di immobilizzarlo, e successivamente  viene ripetutamente colpito, anche alla testa. Dopo averlo tramortito, gli agenti lo trascinano in un’altra sala (cosa non visibile nel video) e lo legano ad una sedia dove sarà trovato senza vita circa un’ora e mezza più tardi. I tre agenti, più un’infermiera, stanno affrontando un processo con l’accusa di omicidio involontario.

Lo sceriffo Al St. Lawrence, ci tiene a precisare che otto agenti sono stati sospesi dal servizio per questa morte, anche se nessuno di loro è stato processato. Purtroppo questi sono episodi più comuni di quanto si creda: basti pensare agli “atti osceni” che compiono i soldati in nome della “Libertà”, in villaggi spesso sperduti nel mondo, di cui nessuno saprà mai nulla. La divisa, purtroppo, non è sempre sinonimo di protezione e soprattutto giustizia.

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