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Scienza

La teoria dell’universo olografico: l’esperimento scientifico

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Molti scienziati credono nella teoria dell’universo olografico. Ora un esperimento scientifico proverà a dare la risposta definitiva.

Vivere in un ologramma? Essere parte di una proiezione creata da qualcuno o qualcosa? Per quanto “pazza” possa sembrare questa idea, molti scienziati credono in questa teoria e adesso, vogliono una volta per tutte dimostrarla. Un gruppo di ricercatori del laboratorio di fisica di alta energia Fermilab, nello stato di Illinois, Stati Uniti, ha deciso di dimostrare una delle più controverse ipotesi della fisica teorica. Secondo la teoria delle stringhe, il nostro universo potrebbe essere un grande ologramma.

L’Universo olografico

Stando a quanto riportato dalla famosa rivista “science“, dopo anni passati a ispezionare il tessuto dello spazio-tempo, in cerca di un segnale che potesse dimostrare il principio olografico, gli scienziati non hanno incontrato nulla. L’autore principale dell’esperimento, Craig Hogan, nel 2009 affermò che usando dispositivi particolari come l’interferometro, si sarebbe riusciti ad individuare il “rumore olografico”, cosa che avrebbe confermato questa teoria. Tuttavia, nulla del genere fu mai scoperto.

Il principio dell’universo olografico nasce da uno studio dei buchi neri. Ogni buco nero ha un certo grado di entropia, che è proporzionale all’area della sua superficie. L’entropia è relazionata con il contenuto della informazioni e, secondo gli scienziati, questa “zona di informazioni” potrebbe estendersi nello spazio e nel tempo su vari livelli. Questo significa che la massima quantità di informazioni contenuta in una regione dello spazio tridimensionale, potrebbe essere bidimensionale.

In questo caso quindi l’universo sarebbe rappresentato come un ologramma, interpretando un’immagine bidimensionale in 3D. Il concetto per chi non è addetto ai lavori non è di facile comprensione, a dirla tutta nemmeno per alcuni scienziati che non hanno ben compreso il principio olografico introdotto da Hogan, il quale però afferma: “Per me la grande novità è che ora abbiamo una tecnica per misurare lo spazio tempo”.

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